La mia esperienza di lavoro in rete

di Francesco Bollorino



Parlare di INTERNET e psichiatria oggi in Italia non può prescindere da quella che è la mia esperienza di uso ormai biennale della rete delle reti né dai riscontri di ciò che ho provato a fare in rete e con la rete in questi anni.
Non starò qui a parlarvi di POL.it la rivista di cui sono editor, un'esperienza partita in perfetta solitudine nell'ormai lontano ( per i tempi sincopati del Net) luglio 95 e che ora conta una redazione di quasi 30 colleghi sparsi per l'Italia, non starò qui a parlarvi delle attività del Dipartimento dove lavoro, che ha gestito, grazie soprattutto all'abnegazione del nostro tecnico informatico Guido Seu, l'intera informatizzazione di questo evento dalla sua progettazione a questi giorni intensi di lavoro congressuale.
Vorrei provare invece a trarre da queste esperienze delle considerazioni di tipo strategico e prospettico che ci aiutino a capire dove queste attività vanno a porsi e in che contesto tenderanno a muoversi in futuro.
Gli obiettivi che mi ero posto e tuttora mi pongo nel mio lavoro sul Net sono quelli di provare a costruire in Italia, nell'ambito dell'area "psy" cui culturalmente e professionalmente appartengo, una vera cultura di rete che significa provare a costruire contenuti culturali usando questo straordinario strumento del comunicare e provare a favorire la nascita di vere comunità virtuali che possano nella rete e con la rete sviluppare tutte le forme possibili di interazione non solo professionale ma anche "umana".
Non dimentichiamo infatti che quando parliamo di una persona che si connette la Net parliamo appunto di un essere umano con la sua vita, la sua storia , il suo lavoro non di un terminale digitale, senza tralasciare quindi speculazioni approfondite sulle tematiche dell'identità in rete, care a Sherry Turkle che purtroppo non è potuta essere presente qui.
Al tempo stesso come dice Pierre Lèvy: " Il cyberspazio agevola le connessioni, i coordinamenti, le sinergie tra le intelligenze individuali, soprattutto in contesti viventi in cui la condivisione è ottimale, quando gli individui o i gruppi possono individuarsi reciprocamente in uno scenario virtuale di interessi o di competenze e quanto più si accresce la varietà dei moduli cognitivi comuni o reciprocamente compatibili.".
L'area "psy" più di altre aree del sapere si presta ad un'entrata massiccia nella virtualità della rete, per ragioni anche di tipo squisitamente tecnologico che non vanno sottovalutate: il nostro è un sapere fondamentalmente testuale e pertanto come si dice in gergo " ha bisogno di poca banda" ovvero lo sviluppo di una cultura "psy" in rete, lo scambio e la costruzione dell'informazione non necessitano di apparecchiature costose ed elitarie e quindi sono in pratica alla portata di tutti, rendendo potenzialmente la nostra area una palestra privilegiata per la sperimentazione di nuovi modelli culturali lontani dalle tradizioni verticistiche della tradizionale diffusione del sapere, in una logica collaborativa orizzontale, naturalmente ipertestuale, nuova ma non per questo meno scientificamente testata e testabile.
Se queste sono le premesse filosofiche e tecnologiche quale è la realtà oggi della rete in campo "psy" in Italia?
Proverò a fare un elenco di considerazioni ognuna delle quali forse meriterebbe una relazione "a parte", ma nello spirito di questo convegno che vuole aprire dei dibattiti con la speranza che essi continuino proficuamente nel tempo e sulla rete, mi limiterò ad una enunciazione dell'item lasciando l'ovvio spazio all valutazione individuale e all'eventuale contraddittorio che seguirà la nostra esposizione:

  1. Internet è indubbiamente un fenomeno in crescita, ne sono testimoni, dal mio personale osservatorio, non solo gli accessi a POL.it ma le richieste giornaliere di iscrizione alle mailing list gestite dal Dipartimento di Genova
  2. Per le ragioni sopraindicate sicuramente l'area "psy", per altri versi negletta ancella della pubblica assistenza, ha una percentuale di penetrazione dell'uso degli strumenti di rete superiore ad altri ambiti della clinica
  3. Come è naturale nella realtà della rete accanto ad iniziative più organizzate si stanno sviluppando, positivamente per certi versi, spazi personali di espressività. I siti WEB si moltiplicano e salvo il rischio, che personalmente pavento sempre, dell'autoreferenzialità ( come dice Jacob Nielsen della Sun non è detto che chi parla molto sulla rete abbia cose importanti da dire, potrebbe essere banalmente che ha più tempo da perdere) ciò sta ad indicare una vivacità di stimolazioni intellettuali che necessitano semplicemente di un minimo di coordinazione e di collegamento per divenire una reale e significativa proposta culturale.
  4. L'Accademia è praticamente tuttora assente, in Italia, se non con una presenza che sa più di dépliant che di reale desiderio di utilizzo delle potenzialità comunicative e formative del mezzo, rinuciando così in pratica a contribuire, anche per sua parte, alla crescita culturale dello strumento.
  5. Le case farmaceutiche sono anch'esse praticamente assenti dal Net, non nel senso di non esserci ma nel senso di un utilizzo di basso profilo della loro presenza in rete vista per ora o in una chiave pionieristica o in chiave di sperimentazione a basso costo e a scarso coinvolgimento, strategicamente ingiustificata, dal mio punto di vista, ma comprensibile vista la fondamentale ignoranza delle realtà più vive della rete da parte dei loro referenti tradizionali.
  6. Tutte o quasi le realtà presenti sul WEB, ivi compresa la rivista che dirigo, non fruttano a pieno le potenzialità del mezzo, nel senso che spesso non sono altro che una trasposizione sul Net di un'impostazione cartacea tradizionale di comunicazione: ancora molta strada va fatta in questo campo e solo con la crescita di un lavoro di gruppo che coordini e ottimizzi saperi diversi si potrà arrivare a quella reale scrittura ipertestuale che è propria dello strumento di cui stiamo parlando e che, sola, può garantirne il vero salto di qualità.
  7. Il livello di partecipazione "attiva" alla vita della rete è tuttora percentualmente basso ovvero l'attitudine passivo-televisiva cui siamo generalmente e tragicamente abituati viene riproposta in rete, nell'attesa messianica che la rete appunto autoproduca quella cultura e quell'informazione che invece deriva dal lavoro duro e sperabilmente coordinato di collettivi intelligenti.

Qui mi fermo, ma, da inguaribile ottimista verso uno strumento che vedo come ricchissimo di potenzialità, provo a guardare oltre la realtà dell'oggi e proporre nuovi traguardi da raggiungere:

  • io credo che la rete possa veramente aiutare a costruire nuove culture sopranazionali e realmente cooperative;
  • io credo che la rete possa offrire validi strumenti di gestione del clinical management dei pazienti e sto pensando in questo momento alla tecnologia intranet-extranet che sempre più piede prenderà nel prossimo futuro, penos altresì che settori quali la ricerca epidemiologica e la sperimentazione farmacologica troveranno sempre più nella rete lo strumento naturale di sviluppo;
  • io credo che compito delle associazioni scientifiche sia tra gli altri anche quello di studiare una qualche forma di certificazione della qualità dei contenuti proposti in rete, via indispensabile verso una qualificazione del lavoro, per un riconoscimento ufficiale della rete quale strumento di diffusione della cultura, la qual cosa nulla togliendo si intende alla libera espressività e alla varietà dei contenuti recuperabili sul WEB, aiuterebbe sicuramente una più attenta valutazione da parte di chi cerca e una crescita della professionalità dell'offerta e questo discorso proprio per l'ubiquità del net non si limita alla realtà italiana ma va visto in chiave mondiale ovviamente la di là delle sole realtà "psy";
  • io credo che la rete possa, nel nostro campo, anche avere valenze terapeutiche e non mi riferisco qua a fantomatiche psicoterapie on line ma all'uso della rete in progetti di sviluppo della creatività e di riabilitazione di pazienti istituzionalizzati: come Dipartimento infatti stiamo sviluppando un progetto di coordinazione e sperimentazione, tra le Comunità terapeutiche italiane, per un utilizzo della rete da parte dei pazienti ricoverati, è questo il nostro nuovo traguardo per il futuro.

Come dice Mark Frisse di St. Louise "Internet è come il telefono, conta quello che ci metti dentro.". Sta ha noi tutti esplorarne assieme le potenzialità in parte ancora inespresse.